L'acqua è come il disegno sotto la tela dipinta.

Il fondovalle a Vallefoglia, tra storia e natura.

Vallefoglia è oggi una città: quasi quindicimila abitanti, uno sviluppo industriale ormai già trasformato  più volte, un incontro di etnie e culture. La percezione diffusa è che tutto si svolga lungo la direttrice principale, quella che collega Pesaro e Urbino, lungo cui sono nate le frazioni che oggi accolgono la maggior parte delle attività commerciali e industriali, e dove lo sviluppo demografico e quindi edilizio si sono concentrati. Prima tra tutte Montecchio, ma anche Bottega, Morciola; forse un po' meno Cappone, Apsella e ancor meno Coldazzo o Buca Ferrara,. Il  rapporto tra il fondovalle e gli antichi castelli sembra oggi diffusamente dimenticato e segnato da un dominante senso di distanza anche quando si tratta di pochi chilometri. 

Ma Vallefoglia nasce sulle colline, in due piccoli castelli che sono Sant'Angelo in Lizzola e Colbordolo,  e ha sempre vissuto lontano da quella direttrice, percorsa solo da chi si doveva spostare; ha vissuto invece nelle campagne e nei piccoli borghi, vicino ai dei due corsi d'acqua che l'attraversano, il fiume Foglia e il torrente Apsa. 

L'acqua ha disegnato i campi e le aree agricole con le esondazioni, ha richiesto la nascita di mulini, ha segnato i tempi del lavoro e le esistenze degli abitanti.

Per rivedere la matrice del  fondovalle di Vallefoglia è necessario riavvicinarsi ai fiumi, seguire le tracce della storia ancora visibili  e legarle a quelle del resto del territorio, che appare invece sempre più  frammentato. E camminare lungo le  strade secondarie, come quelle   di Bottega e Morciola, perchè  mostrano  i segni inghiottiti dalle direttrici principali,  riportando a galla ciò che ha dato vita al territorio che vediamo.

E’  come  riscoprire il  disegno sotto lo strato di pittura su una tela.